Perversi e felici?

Molto è cambiato nella concezione delle perversioni da quando Freud nel 1905 pubblicò I tre saggi sulla teoria sessuale, tra l’altro recentemente riedito in veste super economica. Eppure, ad oggi, i tentativi di concettualizzare e distinguere la sessualità cosiddetta normale da quella patologica sono o tacciati di una sorta di conservatorismo stigmatizzante o  condizionati da interpretazioni moralistiche e dal mito, ancora solido, della normalità eterosessuale.
 
Ad ogni modo, la domanda che sempre ci è posta  dai nostri pazienti quando ci riferiscono i loro desideri o le loro azioni “inconfessabili” è la stessa: “Ma ciò che desidero è normale?”.
 
Un saggio e una ricerca cercano di rispondere a questa domanda. Il saggio è di Carlo Rosso, nella nuova edizione del suo “Perversi e felici”. Della prima edizione avevamo già dato notizia su questa stessa rubrica nel post del 26 maggio 2013 (http://www.psychiatryonline.it/node/4316). La ricerca è di Kulish e Holtzman pubblicata nell’ultimo numero di The Psychoanalytic Quarterly.

Questi ultimi, del Dipartimento di Psichiatria di Detroit, sono più ottimistici su un pregresso coinvolgimento della morale nell’immaginario collettivo delle perversione, e affermano che in questi decenni la popolazione ha fatto passi da giganti in quest’ambito, liberandosi dagli influssi della religione e dal conservatorismo collettivo, se non per ridotti gruppi di adepti. Forse perché vivono negli USA, anche se  non mi sembra che le cose lì siano poi così rosee.
 
Da noi la morale invece sembra ricoprire un ruolo ancora importante nelle vita di coppia. Ma le cose non sono poi così semplici. In una recente intervista a “F” Carlo Rosso ha commentato le testimonianze di alcuni lettori. Che il sesso nella coppia diventi negli anni meno appassionato è fisiologico. L’eccitazione è ridotta proprio dalla familiarità e dalla prevedibilità. Il vero killer della passione diventa il nostro bisogno di percepire il partner come una persona più rassicurante di quanto non sia in realtà, ovvero non incline al tradimento. Questo ci consente di attuare l'investimento rappresentato dalla costruzione di una famiglia ma con un costo: il partner, che nella nostra mente abbiamo reso sicuro in pantofole o se preferite in canottiera o tutona, non è più sessualmente credibile. Ma allora come si fa a mantenere un’idea eccitante del padre dei nostri figli? La risposta può essere “guardandolo come un  maschio e non solo come marito. E vedendo che alle altre donne piace ancora”. Se togliamo il filtro della sicurezza alla relazione tutto torna ad essere più frizzante.
 
Esistono quindi “trasgressioni sane” e “trasgressioni patologiche”? “No. Quando mettiamo in atto una trasgressione, lo facciamo col nostro stile sessuale, preciso ed unico. Solo se manca il consenso di uno dei due si può parlare di perversione. In caso contrario si sta beneficiando di un a sessualità che comunque riconosce l’importanza dell’altro”.
 
E chi si sforza di accontentare il compagno nelle sue richieste sessuali? “Fingere di gradire qualcosa che ci ripugna o ci è anche solo indifferente genera senso di estraneità o risentimento, emozioni che uccidono l’eccitazione”. E se i desideri non coincidono cosa si può fare? Parlarne assieme, dialogare. “Ascoltarsi è il primo passo per ritrovare lintesa - suggerisce Rosso-. Il modo giusto per avvicinarsi alla trasgressione non è quello di subire le sorprese del partner, ma capire quanto di desideri aiutare l’amato a condividere la sua fantasia con noi”. 
 

Bibliografia
 
Kulish N, Holtzman D. The widening scope of indications for perversion. Psychoanal. Q. 2014 Apr;83(2): 281-313
Rosso C. Perversi e Felici: sesso e trasgressione nella vita delle coppie. Ed. Golem, Torino, 2014