Neocolleghi mi scrivono. E volentieri rispondo anche se....

Ricevo da un gruppo di Dottori in psicologia l'appello che sotto riporto integralmente. Ho promesso loro di riflettere sulla questione e dunque mantengo il mio impegno.



Sostengono i futuri colleghi:



1.Riteniamo che l’Esame di Stato per iscriversi all’Albo degli Psicologi, così strutturato, sia troppo lungo, dispendioso ed inutile e ne chiediamo l'abolizione


2. Proponiamo di rimodulare i tempi del tirocinio post lauream in questo modo: 6 mesi (dagli attuali 12) di tirocinio effettivo, con rimborso spese, e altri 6 mesi di corsi e laboratori formativi professionalizzanti organizzati dall'Albo 


3. Vi invitiamo a riflettere sul fatto che i medici, dopo la laurea, possono subito lavorare, per esempio, come guardie mediche; inoltre, durante la Specializzazione, non solo non debbono pagare nulla ma sono stipendiati con un buon salario mensile. Perché questa differenza di trattamento tra chi cura la mente e chi cura il corpo? Ci sembra assurdo.


4. Come diceva il grande Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!!!!”



Comincio la mia riflessione partendo dal punto 4) rispetto al quale sono in totale sintonia. Nel mio piccolo mondo (professionale) il cambiamento che vorrei vedere (e che tento di rappresentare) è quello di una psicologia "orgogliosa", non subalterna, capace di essere stimolo, per le scienze umane, del riappropriamento del proprio ruolo. Ruolo di grande contenitore dal quale potere estrarre le scienze naturali e le scienze esatte e non, come il positivismo tuttora dilagante ha fatto apparire, come la "spazzatura",  lo "scarto" del pensiero scientifico.



Dunque, seguendo la logica del pensiero Gandhiano, la mia premessa è che il pensiero (il cambiamento) del quale sono portatore è centrato (nel piccolo spazio nel quale opero, lungi da me l'idea di di scomodare Gandhi per così piccole cose) più sul recupero delle differenze tra psicologia e medicina che non sull'appiattimento sulle analogie (che pur ci sono).



Alla luce della suesposta premessa, tornando alle richieste, legittime e comprensibili, dei nostri giovani futuri colleghi, credo sia utile soffermarsi su un nodo particolarmente complesso dallo scioglimento del quale può poi derivare una corretta risposta alle domande formulate.



Il nodo è semplice. Tutto quanto richiesto ha un senso (più o meno stringente) se si parte dall'assunto che professione psicologica e professione medica appartengano ad un unico contesto (il contesto sanitario). Assunto più che legittimo e prossimo a diventare realtà a tutti gli effetti.



Non credo che l'esame di stato possa essere abolito come viene richiesto ma che nel tempo arrivi ad avere la stessa valenza marginale che oggi ha per i medici, essendo sostanzialmente sostituito dal tirocinio, la vedo, con la sanitarizzazione della professione, cosa plausibile. Così come vedo plausibile in questo contesto scuole di specializzazione in psicoterapia che stipendino i loro specializzandi.



Naturalmente, e di questo fatto è bene che tutta la comunità professionale sia conscia, ciò vorrà dire in contemporanea, come avviene per i medici, numeri programmati (chiusi) sia per l'accesso ai corsi di laurea che per l'accesso alle scuole di specializzazione.



Indirizzo i giovani colleghi che mi hanno contattato ad una associazione importante della nostra comunità, l'AUPI che da tempo persegue questi obiettivi e che è prossima a realizzarli compiutamente. A tale associazione sarà certamente gradito trovare una sponda, per la sua politica professionale, tra i giovani neolaureati.



Per quanto mi riguarda sono invece, come dicevo in premessa e come più volte ho avuto modo di scrivere, di avviso profondamente diverso. Qui chi voglia approfondire può trovare una panoramica delle mie idee sulla professione.




Secondo la mia impostazione dunque le richieste dei nostri neo-colleghi non potrebbero essere accolte perchè:



1. Non è l'esame di stato che dovrebbe essere abolito bensì, primariamente l'Ordine. Per come io vedo le cose infatti l'esame di stato ha un senso di "ingresso" nella professione, che certo può essere riformato ma che, anche in assenza di Ordini ed in presenza di libere associazioni professionali, dovrebbe segnare un passaggio: da studente ad aspirante professionista. I passaggi successivi dovrebbero essere collegati al fatto che la professione effettivamente la si esercita e che per esercitarla costantemente ci si tiene aggiornati. Del resto anche le associazioni di cui alla legge 4/2013 prevedono tutte dei prerequisiti di accesso e la verifica degli stessi. E non è un mistero che io abbia in mente tale modello per l'organizzazione di tutte le professioni (sia pure con i dovuti aggiustamenti nel rispetto delle singole specificità)



2. Che il tirocinio debba essere fortemente professionalizzante è cosa che ovviamente mi trova in completo accordo. Ma detta così chi non sarebbe d'accordo? In realtà la questione è molto complessa. Se noi intendiamo le nostre discipline come scienze naturali avremo, come accade per la medicina, un soggetto, il malato, un oggetto, la malattia (il corpo che non risponde nel modo voluto, ovvero il sintomo) un altro soggetto (il medico od il professionista della salute), un luogo nel quale i due soggetti (medico e paziente) interagiscono e delle tecniche o procedure che veicolano tale interazione sino ad arrivare alla remissione del sintomo e (quando va bene) delle cause che lo hanno determinato. In questo quadro professionalizzare è relativamente semplice ed economicamente sostenibile. Inseriamo il neoprofessionista nel "luogo" della interazione (l'ospedale, l'ambulatorio) ed educhiamolo all'uso delle tecniche (farmaci, manipolazioni di vario tipo etc..). In questi luoghi si renderà utile (e dunque potrà essere pagato) e gradualmente apprenderà anche gli aspetti più complessi dell'intero ciclo (diagnosi, prognosi...). Ciò vale certo in cardiologia o in ortopedia, ma anche, con qualche aggiustamento, in psichiatria poiché, anche se in questo settore la malattia è un tutt'uno con il soggetto che ne è portatore, rimane pur sempre un luogo nel quale si applicano trattamenti standardizzati.

Ma se noi pensiamo alle nostre discipline come scienze umane il quadro cambia radicalmente. Il concetto stesso di malattia sparisce (ricerca del benessere, superamento di un disagio, risoluzione di un problema non sono affatto sinonimi di malattia) e ci troviamo dunque all'interno di una diversa situazione. Due soggetti (lo psicologo ed il suo cliente) si confrontano in un luogo "privato", protetto da privacy, con l'idea che dalla loro relazione possa scaturire quell'insight che porterà il cliente ad una condizione di migliore benessere. La diagnosi è frutto dell'interazione e diventa essa stessa trattamento e la standardizzazione di quest'ultimo, se può essere pensata come modalità di comunicazione scientifica, ha scarsissima predittività rispetto al caso singolo. Dunque quale è il giusto tirocinio ove non vi sia un luogo, non vi sia un trattamento sufficientemente standardizzato e non vi sia neppure un paziente (ma solo un cliente)?

Nel nostro mestiere impossibile (se pensiamo di appartenere al mondo delle scienze umane) il tirocinio consiste nello sperimentare su noi stessi ciò che i nostri futuri clienti sperimenteranno con noi. Questo il vero tirocinio nel nostro campo. Ma quale società al mondo potrebbe assumersi l'onere economico di tale formazione, per di più pagando i tirocinanti? Nessuna lo fa o lo ha mai fatto. Nè, per come io vedo le cose, sarebbe giusto che lo facesse.



Dunque, se assumiamo il mio punto di vista, dobbiamo pensare alla psicologia come ad una "cultura", un insieme di pensieri "trasversali", "orizzontali", che possono avere grande influenza sul benessere sociale ed individuale ma che non sono riconducibili, se non in singoli segmenti, a tecniche generalizzabili. Siamo specialisti del "particulare" (per quanto possa apparire antipatico proprio in senso Guicciardiniano), del soggettivo, del microculturale della unicità e siamo quanto più lontano vi sia dalla generalizzazione della quale invece tutte le scienze naturali necessitano.



Traducendo in politica professionale a mio modo di vedere non vi dovrebbe essere alcun numero chiuso nel nostro mondo, porte spalancate a chiunque voglia formarsi nei nostri ambiti, senza limiti... Indipendentemente dagli sbocchi professionali la diffusione della cultura psicologica è un valore sociale... ma contemporaneamente consapevolezza che si entra in un mondo "senza rete" ove la professione ci si costruisce con sacrificio dove nulla è a priori garantito...



Che poi Università ed Istituzioni della professione debbano fare quanto di meglio nelle loro possibilità per agevolare il percorso dei futuri colleghi è cosa scontata, ma senza illuderli di stare per entrare in un mondo di privilegi. Non ne abbiamo e, dal mio punto di vista, è giusto non averne, la nostra formazione deve insegnarci a non averne e non pretenderne.



3. Sul terzo punto mi limito solo a dire che è assai probabile che in un futuro non remoto avremo poche scuole di specializzazione equiparate a quelle di medicina (e dunque con le stesse norme per chi le frequenta di quelle che regolano le scuole di specializzazione in medicina). Contemporaneamente avremo una massa enorme di laureati in psicologia che non riusciranno ad accedere alle scuole di specializzazione in psicoterapia. Che naturalmente cercheranno altri sbocchi formativi (counseling? probabile)



Concludo con un pensiero. Presto avremo una "psicologia sanitaria". Da oltre un decennio mi sono battuto contro questa ipotesi ma questa alla fine è la strada che la comunità professionale ha deciso di percorrere. Gradualmente mi sto convincendo che non sia poi così male. Alla fine stiamo uscendo da una ambiguità con una scissione. Due anime sempre esistite nel mondo della psicologia vengono in luce con chiarezza. E' un momento difficile ma potrebbe essere addirittura creativo.





Questo il testo integrale di quanto ho ricevuto:



All’attenzione dell’Umanità e degli “Addetti ai Lavori”


Cari Tutti, siamo un bel gruppo di Dottori in Psicologia,

abbiamo appreso dalla stampa della volontà dell’Ordine degli Psicologi di aprire un tavolo con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) per modificare l’attuale condizione del tirocinio post lauream e dell’esame di stato per l’abilitazione alla professione di Psicologo; è stata avanzata la proposta di ridurre a due le prove dell’Esame di Stato per iscriversi all’Albo e di riformare e ridurre il tirocinio post lauream.

Riteniamo che l’Esame di Stato per iscriversi all’Albo degli Psicologi, così strutturato, sia troppo lungo, dispendioso ed inutile e ne chiediamo l'abolizione, come avviene in altri paesi europei. In Italia, già le Università danno una formazione molto teorica e poco pratica e, con l’Esame di Stato, ci viene richiesto di impiegare ancora tanti mesi della nostra preziosa vita a dedicarci a sapere “tutto in teoria e niente in pratica”.

Aiutateci ad impiegare il nostro tempo a crescere e formarci nella strada che abbiamo scelto e saremo una ricchezza per l'Umanità! Riteniamo che la vera garanzia di qualità di una professione sia una motivazione autentica ed una giusta formazione, che un Albo libero, come quello spagnolo, potrebbe contribuire a fornire. Pensiamo che il percorso formativo che porta all’iscrizione all’Albo degli psicologi dovrebbe prevedere l’organizzazione di corsi e laboratori esperienziali e pratici, che ci trasmettano tecniche efficaci e spendibili in ambito lavorativo e che ci diano oltre che un sapere, anche un saper fare e un saper Essere! In questo modo sarebbe facilitato il nostro ingresso nel mondo del lavoro dopo la laurea.

Crediamo che quanto detto, arricchendo e formando le nostre competenze, sia a garanzia anche dei nostri futuri clienti, dei pazienti e di tutte le persone che si rivolgeranno a noi per essere aiutate. Riteniamo, inoltre, che le nostre posizioni saranno sostenute anche dalle numerosissime scuole italiane di psicoterapia, perché questo esame è di ostacolo pure alla loro attività.

Proponiamo di rimodulare i tempi del tirocinio post lauream in questo modo: 6 mesi (dagli attuali 12) di tirocinio effettivo, con rimborso spese, e altri 6 mesi di corsi e laboratori formativi professionalizzanti organizzati dall'Albo libero; tali corsi dovrebbero essere facoltativi e gratuiti e dovrebbero afferire all'ambito scelto dal singolo Dottore in Psicologia. Così uno psicologo avrebbe già la possibilità o di lavorare, mentre frequenta la Scuola di Psicoterapia e di potersela pagare, dato che, tra l'altro, è molto costosa, o di seguire altre strade. Una scuola quadriennale di Psicoterapia tra costo della scuola, libri, viaggi, pernottamenti, terapia personale, supervisioni, tirocinio, ecc. può arrivare a costare anche 30.000 euro! Non ci potrebbe essere un aiuto dello Stato? Vi invitiamo a riflettere sul fatto che i medici, dopo la laurea, possono subito lavorare, per esempio, come guardie mediche; inoltre, durante la Specializzazione, non solo non debbono pagare nulla ma sono stipendiati con un buon salario mensile. Perché questa differenza di trattamento tra chi cura la mente e chi cura il corpo? Ci sembra assurdo.

Le Università, dal canto loro, riceverebbero prestigio da tutto questo, potendo contare su di una maggior percentuale di occupati tra i loro studenti.

Ringraziamo chiunque voglia aiutarci a raggiungere il nostro scopo in qualunque modo, anche diffondendo questa Lettera Aperta e sostenendo ed incentivando un lavoro di vera riforma del percorso di formazione dello psicologo.

Grazie Emoticon smile



Unione Dottori in Psicologia

Abbiamo trovato questa lettera in internet e non sappiamo chi e quanti siano questi di Unione Dottori in Psicologia, non troviamo un sito, abbiamo cercato tanto!.

A considerare dalla diffusione enorme di questa lettera potrebbero essere già migliaia!

Condividiamo comunque appieno queste parole e vorremmo diffondere questa lettera al Mondo intero! Studenti, Comitati studenteschi universitari, professori sensibili, scuole di specializzazione, psicologi e psicoterapeuti consapevoli, giornalisti, pazienti, centri diurni, comunità, radio, tv, Miur, Cnop, politici, addetti ai lavori, sindacalisti, artisti, avvocati, bacheche di amici, parlamento…..

C’è chi si sta informando per organizzare una Petizione online per farci ricevere in Parlamento e poter esprimere anche il nostro punto di vista. 

E chi, recentemente bocciato, pensa di fare una manifestazione pacifica e consapevole a Roma in settembre. 

Come diceva il grande Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!!!!”

Che questa meravigliosa Lettera possa arrivare al Cuore di chi Riforma e decide delle nostre Vite!

C’è chi sta facendo Copia/incolla e infinito Passaparola anche nei Gruppi facebook Esami di stato nelle varie città d’Italia e chi sta cercando i gruppi facebook delle varie università italiane.

C’è chi vuole inviare la lettera a politici, Cnop, Miur, Ministro della Pubblica Istruzione…..

E i lavori sono appena iniziati! Stanno nascendo iniziative interessanti ovunque!

Ognuno di noi può contribuire in modo unico, prezioso ed essenziale. Non ci sono limiti alla creatività etica umana!

L’Unione fa la Forza.

Grazie di cuore a Tutti!!!