Senza dimora, un filo nero LEGA la Genova di Bucci all’Ungheria sovranista di Orban

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La guerra ai senza dimora non conosce sosta. Anche quando l’attenzione contro  gli ultimi degli ultimi, contro quelli che non solo non hanno un tetto, ma nemmeno hanno quei diritti più elementari, che a chi ha un tetto e una residenza anagrafica sembrano scontati, il conflitto contro i senza dimora in nome del decoro o della legalità sonnecchia soltanto. Poi, esplode con un divieto di elemosina qui, un daspo là, laggiù una sanzione amministrativa pecuniaria che mai nessuno incasserà, ma sarà domani un peso in più per farti rimanere in strada.

Il divieto di accattonaggio che magari, su ricorso di Avvocato di Strada, verrà annullato a seguito del ricorso proposto da Avvocato di Strada, come è successo per i Comuni di Molinella (BO) o di Carmagnola (TO).

Ma a fronte di qualche vittoria nelle aule di giustizia, sono sempre di più le sanzioni amministrative irrogate ai senza dimora. O i daspo.

Non fa eccezione il Comune di Genova con la Giunta Bucci. Abbiamo già scritto più volte in questa rubrica delle crociate per la “sicurezza” (quella percepita dall’Assessore, non quella reale) e la battaglia per il decoro dell’Assessore Garassino, della proposta di TSO “contro il freddo” del Consigiere Gambino, avallata dal sindaco.

Oggi abbiamo una nuova, ennesima crociata contro i senza dimora a Genova. Secondo l’assessore Fassio, possono essere accolti nelle strutture notturne a media intensità solo i senza dimora  “regolarmente soggiornanti”. Una decisione che giustamente è stata criticata da quegli operatori e quelle realtà che con i senza dimora lavorano quotidianamente da anni: “Il modello”, ha dichiarato a “Repubblica” padre Nicola Gay, presidente dell’associazione e fondazione San Marcellino, è quello “di cinquant’anni fa: bisogna fare attenzione, perché un contesto chiuso tende a cronicizzare la situazione. Questa impostazione non punta sull’accompagnamento, sulla relazione da costruire, anche lentamente, con queste persone. Al contrario, verso chi non regge il nostro modo di vivere si dice: nascondiamoli in modo che non deturpino il decoro”.

Un decoro che va mantenuto ad ogni costo. Una visione che è anche più antica di cinquant’anni fa e che contraddistingue oggi le forze politiche che si richiamano, chi più e chi meno, al sovranismo, quando non è esplicito il richiamo alle esperienze più buie tra le due guerre mondiali.

Non è un caso che laddove queste istanze hanno saputo (purtroppo) vincere e consolidare il proprio potere, la concezione sia la stessa di quella attuale genovese. Prima il decoro, un decoro falso, non il welfare, non la rigenerazione urbana, non le relazioni. Non un approccio competente per rigenerare un territorio che è fatto di persone, non di granelli di polvere da nascondere sotto il tappeto. Solo carità, per di più falsa, contro la dignità della persona. Dignità che è il pilastro dello stesso stato di diritto, del sistema costituzionale e sovranazionale che garantisce il rispetto dei diritti fondamentali della persona, dei diritti umani.

Ebbene, un filo nero lega, anzi, “Lega,” la Genova del sindaco Bucci e dell’assessore Fassio (recentemente passato alla Lega) all’Ungheria sovranista di Orban. Il regime ungherese ha portato molto avanti lo smantellamento dello stato di diritto, diminuendo l’indipendenza della magistratura e limitando la libertà di espressione e di associazione al punto che per l’Ungheria (e per la Polonia) si inizia ad usare la terribile espressione “democratura”, un ossimoro nato dalla fusione di “democrazia” e “dittatura”.

Volete sapere quindi quale sarà il passo successivo alla mancata programmazione dei Servizi sociali (il Comune di Genova continua anche a prorogare di quattro mesi in quattro mesi il patto di sussidiarietà con le associazioni che operano con i senza dimora, impedendo qualsiasi programmazione), alle sanzioni, alla espulsione dei senza dimora “non regolarmente soggiornanti” che si fa strada nelle amministrazioni di centro destra?

La Corte Costituzionale ungherese ha riconosciuto nel 2019 la costituzionalità di  una Legge la quale prevede che se una persona che abitualmente soggiorna in un’area pubblica, deve essere avvertita dalle forze dell’ordine e invitata a recarsi a una struttura di accoglienza. Dopo tre avvertimenti fatti nell’arco di 90 giorni, le forze dell’ordine hanno il dovere di prendere la persona in custodia e iniziare un procedimento di contravvenzione (art. 178/B, quarto e settimo comma, della legge impugnata). Insomma, sanzione, ammonizione, servizio sociale o  addirittura detenzione chi soggiorna abitualmente in un’area pubblica. Sette anni prima, quando il regime di Orban era un po’ meno consolidato, la Corte Costituzionale ungherese aveva dichiarato incostituzionale una disciplina molto simile a quella “salvata” nel 2019. Disciplina che poggia su presupposti non molto diversi, in fondo, dal TSO contro il freddo ipotizzato nel Comune di Genova dal Consigliere Gambino (ed avallato dal Sindaco Bucci). Per la Corte Costituzionale ungherese, dopo le modifiche alla Legge fondamentale che ora vieta di “soggiornare abitualmente in un’area pubblica”, la dignità della persona non prevede il diritto all’autodeterminazione o a spostarsi e soggiornare liberamente, e nemmeno il diritto a rifiutare l’assistenza dello Stato, punendo il rifiuto anche con la detenzione.

Non è un caso che la Sentenza della Corte Costituzionale ungherese non citi nessuna norma internazionale, nè la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, né la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, nè la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nè quella della Corte di Giustizia della U.E.

Non è un caso che a Genova gli amministratori pubblici non citino la dignità della persona  e parlino a vanvera di TSO. Non siamo all detenzione, siamo solo alle sanzioni pecuniarie o “espulsive”, ma il percorso è quello ungherese.

 

E attenzione: colpire i diritti dei senza dimora, degli ultimi, è solo un primo passo prima di colpire i diritti di tutti. Difenderli, quei diritti, è difendere i diritti di tutti, di noi tutti/e. 

 

E intanto, anche a Genova, mentre i vertici comunali si dilettano a negare una realtà che vede sempre più senza dimora, allo sportello di Avvocato di Strada di Genova vediamo aumentare il numero delle persone che perdono la residenza o che non possono acquisirla, che cercano di non perdere la casa popolare, o che non possono siglare il contratto per la casa popolare avendone il diritto, se sono  stranieri. Perché non possono siglarlo? Perché se stranieri, debbono presentare per legge regionale (ancora il filo nero che LEGA all’Ungheria) la documentazione del paese di origine che attesti che non possiedono proprietà. Una documentazione che nella maggior parte dei paesi extraeuropei non si può ottenere; mentre in altri, costa una fortuna ottenerla. Fortuna che non c’è, purtroppo.

 

Così, giorno per giorno, si ingrossa l’esercito dei senza dimora, dei senza residenza. Di quelli non regolarmente soggiornanti, che nemmeno possono accedere ai dormitori. Che si aggiungono ai richiedenti protezione, cacciati dall’accoglienza e privati della residenza.

 

Ma la soluzione c’è: quel filo nero che collega Genova all’Ungheria di Orban: arrestarli, i senza dimora. Metterli in carcere, insieme ai criminali. Così nacque il manicomio, arrestando pazzie vagabondi, rinchiudendoli con i criminali. A questo vogliamo tornare? Questa la soluzione che vogliamo? Sta a noi, noi soltanto.