"L'ARTE E' UNA BUGIA MA NON HA LE GAMBE CORTE"

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“L’arte è una bugia, ma non ha le gambe corte”[1]
 
“Dì tutta la verità ma dilla obliqua –
Il successo è nel cerchio –
Sarebbe troppa luce per la nostra
Debole gioia
La superba sorpresa del vero –”
(Emily Dickinson, 1868, Tutte le poesie)
 
 
E per ultima è arrivata anche la banana. Ma prima c’è stato il gabinetto d’oro, sempre di Maurizio Cattelan, rubato dal sontuoso Blenheim Palace vicino Oxford. La tazza ricoperta d’oro a 18 carati, era perfettamente funzionante e poteva essere utilizzata, con il limite di 3 minuti, dai visitatori della mostra dedicata all’artista concettuale. I ladri hanno estratto il water dal pavimento, provocando grossi danni, tra cui l’allagamento di due stanze.
Un water fu proposto come opera da Marcel Duchamp nel 1917. Perché mai dovrebbe essere considerata arte, un secolo dopo, questo water di Cattelan[2]? Perché è d'oro e vale tanti soldi?
Mio figlio m'ha detto: ma perché la storia si studia così poco? Ha ragione e gli effetti si vedono tutti.
Un’amica mi dice che nel water non c'è niente di innovativo, semplicemente non comunica nulla.
Molte opere contemporanee famose non spostano non turbano non emozionano. E pochi ricchi scemi pagano profumatamente per non essere turbati, peccato che inquinino, in tutti i sensi, gli altri, soprattutto chi non ha modo di accedere all’arte, alla cultura, all’innovazione.
Come si riconosce la vera arte? Per esempio i testi. Non è solo quello che dici, ma come lo dici. Lo dice già come la rugiada del mattino Emily Dickinson nel 1868, un secolo prima di Woodstock. La musica, la poesia, la pittura non hanno bisogno di presentazioni, se toccano il cuore lo fanno col pennello, ma con le parole occorre essere ancora più attenti. Tendono a stonare. In ogni senso.
Una geniale Sabrina Guzzanti racconta la storia di Edipo come la farebbero a 'Uomini e donne' coi commenti delle nonne delle influencer.  “Pe’ me non po’ esse vero che non se n’era accorto ch’era la madre, qualcosa dentro glielo diceva …”. "L'avete fatta la catarsi?' Ci chiede Sabrina, favolosa, alla fine.
Come si fa, come si dice, come si balla. L’etica, insomma, anche qui.
L’etica non è dentro di noi, non è neppure al bordo, ma dietro la Linea Gotica, come ci insegna Ferretti Giovanni Lindo[3]. Ossia, per dirla alla Freud, minimo bisogna sublimare, occorre mettersi dietro la grata che disegna il nostro sintomo, la 'nostra croce': S1.
Lacan, nel seminario XI: “Egli (l’artista) dà qualcosa in pasto all’occhio, ma invita colui al quale il quadro è presentato, a deporre lì il proprio sguardo, come si depositano le armi.” Questa bella frase ha un seguito. “Questo è l’effetto pacificante, apollineo, della pittura. Qualcosa è dato (…) qualcosa che comporta abbandono, deposito, dello sguardo.”[4]
Ora mangiatevi pure un water d’oro e depositate le armi. Non c’è abbandono, deposito, dello sguardo. Non c’è trippa per gatti. Una certa arte concettuale non è bellezza. Non c’è il piacere della contemplazione di cui parla Freud.
Deve fare riflettere, dicono. Per essere la citazione unica in un bignami è un po’ costosa. Resta quello che Freud definisce il piacere di vivere facendo ciò che si ama. E vivere da re. Solo che non ci crede nessuno che Cattelan abbia provato piacere nemmeno nel momento in cui ha partorito l’idea.
Il famoso sublimare le passioni. Ho idea che la passione e non sublimata possa essere il gioco. Cattelan gioca. E qualcuno punta sulle sue scommesse. Il gioco si autoalimenta e la quotazione decide il valore. Come i rifiuti tossici della finanza, il sistema del debito, i rifiuti tossici del supercapitalismo. Tutto basato su principi perversi, ma continua a crescere.
Come si diverte l’artista se non crea, se decide di mettere squali sotto formaldeide?[5]. Quando gode? E che godimento è? Che sia sublimato a nessuno sembra possibile e a quasi nessuno interessa. A Freud interesserebbe.
Sono pochi coloro che riescono a sublimare, pensa Freud[6]. La sublimazione religiosa è quella più accessibile, “le altre vie alla sublimazione sono troppo difficili per la quasi totalità dei pazienti, la nostra cura sfocia quasi sempre alla ricerca del soddisfacimento.”
Possiamo mettere il padre del water d’oro nella piccola minoranza a cui riesce la sublimazione artistica?
Viene meno così anche il secondo aspetto, considerato da Freud, oltre il piacere della contemplazione, la soddisfazione che ci sia qualcuno che riesca a vivere d’arte.

Louise J. Bourgeois, artista, (Parigi 1911- New-York 2010):
“La sublimazione è un piacere straordinario, ma anche uno straordinario privilegio. Sublimare è vivere in paradiso con il permesso della coscienza. Ma il prezzo di questa sublimazione, della messa in scena, è la mancanza di una comprensione di sé o addirittura del desiderio di comprendere. (…) C’è chi afferma che se gli artisti andassero in analisi, smetterebbero di essere artisti. Io non sono d’accordo (…).
L’ignoranza è una forma di felicità, ma il suo prezzo è restare prigionieri delle proprie paure”[7].
Avevo 15 anni quando mi sono trovata proprio sotto uno degli enormi ragni di Louise. Ecco qui c’è arte, puoi mangiarne, puoi abbandonarti, puoi lasciare fare lei, i lunghi artigli, la sproporzione che ti rimette al tuo posto, come le camminate in montagna. Puoi lasciare fare a Louise, è la sua paura a catturarti, un velo sulla tua. Puoi lasciare che i nodi della Maman[8] ti sovrastino, puoi sopravvivere. Non hai altro, che ai piedi del ragno sono deposte tutte le tue armi, gli zaini, le cose. Ora non ti serve niente, ci ha pensato lei. Il problema è solo rimanere lì, hai voglia di andartene e voglia di restare.
Sono i ragni a renderla celebre. Lei dice che la sua è l’arte di combattere la depressione. Un esorcismo. Cosa combatte il water d'oro o la banana?
Ho preso una scultrice. Ma prendiamo pure un’operazione artistica che rifugga ogni tradizionale appagamento contemplativo. L’opera che ha reso famosa Maria Lai[9], Legarsi alla montagna[10] 1981. Il sindaco di Ulassai le aveva richiesto un monumento e lei ha invece proposto un intervento ambientale, il paese collegato, in cui i vicini di casa, dove è stato possibile, si sono parlati, accordati, per fare passare il nastro da una casa all’altra, dove non c’era amicizia teso, un nodo dove c’era e dove amore un fiocco.
Annodare, collegare, i telai e i bellissimi libri cuciti che “chiedono di essere tenuti tra le mani, toccati, sfogliati pagina per pagina, perché il lettore si fermi più a lungo e con più attenzione.” Libri scritti con la lingua dell’indicibile.
«L’arte è come una pozzanghera che riflette il cielo, ma può passare inosservata. Può essere calpestata, ma l’immagine del cielo si ricompone sempre.»
Non c’è spazio per il dolore, Maria Lai non gli concede quasi parole. Il dolore c’è, come potrebbe non esserci? L’arte ci rende comprensibile un pezzetto di universo, dice nel documentario Inventata da un Dio distratto.
Somiglia a una sibilla, parla prestando la voce all’arte e alla cultura popolare. Il lavoro concreto. Tessere e cucire. La cultura delle donne sarde. Tenendo per mano il sole[11].
“L’arte nasce dal buio e porta alla luce” scritto in un’opera.
Louise Bourgeois e Maria Lai sono quasi contemporanee, la prima ha tre figli e una vita piena, la seconda vive senza nemmeno un amore. La prima è lotta alla paura, la seconda lega con tenerezza. Sono donne, ce ne sono tante altre di cui potervi parlare. Le donne fanno sempre più parte del mondo artistico, da quando è meno rischioso legalmente e socialmente.
Ma questo non c’entra. L’arte non ha sesso. La paura di soffocare di Louise, la voglia di sole di Maria, non sono sempre legate con la loro scelta di genere, eppure il loro corpo, la loro sessualità ne sono toccate, stravolte e le pulsioni sublimate.
Sempre nel seminario XI, Lacan scrive: “c’è un appetito dell’occhio in colui che guarda? Questo appetito dell’occhio che si tratta di nutrire, fa il valore affascinante della pittura. Questo, secondo noi, deve essere cercato in un piano molto meno elevato di quanto si supponga (...) in quell’occhio pieno di voracità che è il malocchio.” 113
“Il malocchio è il fascinum, è ciò che ha come effetto di arrestare il movimento e, letteralmente, di uccidere la vita.” 116
Dunque il malocchio e il bel quadro si somigliano, come il transfert e la suggestione. Ma come il transfert si differenzia dalla suggestione perché ha di mira il suo esaurimento, così l’opera d’arte, seppur mimetica, seppur esercitando il fascinum, seppur bloccando anch’essa il movimento, lo fa con un esorcismo su se stesso malocchio.
I ragni, la Maman, tessono fili immobilizzatori, bugie che bloccano la vita, ma localizzano l’angoscia e coprono la nostra. Dove si è andata a nascondere la mia paura? Ora Louise l’ha tramutata in rassicurante realtà, che cattura lo sguardo e mi vede scomparire là sotto.
“L’arte è una grande bugia, ma non ha le gambe corte.” Maria Lai.
La Bourgois crede che non è andando in analisi che gli artisti smetterebbero di essere artisti. Ma sul suo lavoro è chiara:
“L’ignoranza è una forma di felicità, ma il suo prezzo è restare prigionieri delle proprie paure”. Non è un’ignoranza reale, è simulata. Solo che il prezzo del mimetismo, del travestitismo, della maschera, è alto. Devi essere lì, nella paura, nel libro cucito, nella casa cucita, nel mistero insondato. Come se fossi ancora bambina, direbbe Louise. “La vita è breve, non perdere tempo.” Così si era detta Maria quando davanti alla prospettiva del matrimonio e vita ‘normale’ si sentiva morire ed era ripartita, con la sua arte, di cui direbbe solo che sta giocando.
 
 
 
“Con te non posso vivere -
poiché sarebbe vita -
e la vita è lassù -
è dentro lo scaffale –
(1862, Emily Dickinson)

 

(Nella foto: "Libro-scalpo" di Maria Lai, carta e filo. Grazie Claudia e Daniele che me l'avete fatta conoscere <3)

[1] Titolo e scritto su un’opera dell’artista sarda Maria Lai, scomparsa nel 2013.
[2] Il titolo è America ed è stato realizzato da Maurizio Cattelan nel 2016. L’opera è quotata 5 milioni di sterline, i 103 chili d’oro di cui è fatta arrivano a 4,4 milioni.
Classe 1960, nato a Padova, Cattelan è tra i più quotati artisti Italiani viventi: l’opera, senza titolo, che rappresenta l'artista spuntare da un buco nel pavimento è stata venduta da Sotheby’s nel 2010 per circa 8 milioni di dollari”. “Per la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia (Lavorare è un brutto mestiere del 1993) Cattelan, invece che esporre una sua opera originale, affitta il proprio spazio espositivo a un'agenzia di pubblicità, che lo utilizza per scopi commerciali durante l'evento.” Da Wikipedia.
[3] CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti): Linea Gotica, in Linea Gotica, Universal Music Italia, 1996.
[4] J. Lacan, Il seminario. Libro XI, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), Einaudi, Torino, 2003, p. 100.
[5] Damien Hirst, artista britannico del 1965, celebre soprattutto per una serie di corpi di animali (come squali tigre, pecore e mucche) imbalsamati e immersi in formaldeide. Altre opere famose: le vetrine con i medicinali meticolosamente organizzati, i mandala di ali di farfalla e altre crudeltà, fino al teschio tempestato di diamanti del 2007, che ha reso famosissimo Hirst.
[6] Lettere tra Freud e il pastore Pfister (1909-1939, questa del 1909), Bollati Boringhieri, Torino, 1990, p. 42? Lettera del 19 luglio?
[7] Pubblicato in Et tous ils changent le monde (236-237). Contenuto anche in Destruction of the Father/Reconstruction of the Father. Writing and interviews 1923-1997, Violette Edition, Londra. Citato in Sulla sublimazione, di Rossella Valdré, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2009, p. 69.
[8] Maman (1999) è una scultura in bronzo, acciaio inossidabile e marmo, tra le più grandi del mondo e il più grande dei ragni di Bourgeois . “Include una sacca contenente 32 uova di marmo e il suo addome e il torace sono realizzati in bronzo a costine. (…)  La scultura è stata creata nel 1999 da Bourgeois come parte della sua commissione inaugurale di The Unilever Series (2000), nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra . Questo originale è stato creato in acciaio, con un'edizione di sei successive fusioni in bronzo.” Da Wikipedia.
[9] Ulassai (Nu) 1919, Cardedu 2013.
[10] Maria Lai, Legarsi alla montagna, Ulassai, 1981. In anticipo sull’arte relazionale.
[11] Maria Lai, Stoffa e filo, 1984.